Ci riempiamo continuamente la bocca puntando il dito contro i disservizi, le carenze e i ritardi dell’azienda municipalizzata che gestisce la raccolta rifiuti. Ma prima di recitare la parte delle vittime indignate, dovremmo avere il coraggio di guardarci allo specchio e fare un profondo esame di coscienza. Perché il vero cancro di questa città non risiede solo nei turni saltati o nella macchina amministrativa che zoppica, ma nella barbarie quotidiana di chi la abita.

L’immagine che pubblichiamo oggi parla una lingua inequivocabile, brutale e disarmante. Mostra chiaramente un cassonetto di ultima generazione adibito alla raccolta differenziata letteralmente devastato, sfondato e reso inservibile. Non è opera del maltempo, non è usura fisiologica del tempo: è il risultato inequivocabile della violenza gratuita, dell’ignoranza e dell’insofferenza viscerale che una frangia di questa popolazione nutre verso qualsiasi forma di bene comune.
Siamo di fronte a un livello di inciviltà talmente infimo e ripugnante da far venire i brividi. C’è da chiedersi quale genere di vuoto mentale e morale spinga un individuo a prendersela con un cassonetto della spazzatura, a danneggiare strutture pubbliche pagate con i sacrifici di tutti i contribuenti, rendendo poi impossibile il corretto conferimento dei rifiuti. È un comportamento talmente ottuso che sembra quasi inconcepibile che certe persone condividano la nostra stessa aria, consumando inutilmente ossigeno prezioso per compiere atti di puro vandalismo urbano.
Ipocrisia collettiva: la colpa è sempre e solo nostra
È fin troppo comodo gridare allo scandalo quando i rifiuti traboccano per strada o quando il servizio di raccolta non rispetta gli standard sperati. Ma la verità amara, quella che fa male e che nessuno ha il coraggio di ammettere fino in fondo, è che siamo noi i primi a sabotare la nostra stessa comunità.
Come possiamo pretendere decoro, pulizia e rispetto da parte delle istituzioni o delle aziende preposte, se siamo i primi a calpestare, rompere e vandalizzare ciò che ci circonda? Distruggere i cassonetti significa colpire direttamente le proprie tasche e la vivibilità del proprio quartiere, costringendo l’intera cittadinanza a subire le conseguenze di gesti delinquenziali compiuti da emeriti irresponsabili.
“Fino a quando non cacceremo via la cultura dell’impunità e non isoleremo i barbari che deturpano Foggia, non potremo mai sperare in una rinascita civile.”
Un appello alla tolleranza zero
Non basta più indignarsi sui social network per poi passare oltre. È urgente pretendere tolleranza zero: telecamere di sorveglianza funzionanti su ogni postazione di raccolta, sanzioni esemplari, multe salatissime e, dove serve, il pugno di ferro contro chi tratta la nostra città come una discarica a cielo aperto o un bersaglio da distruggere.
Foggia merita molto di più di questa feccia urbana che la trascina costantemente verso il basso. Ma finché non decideremo di voltare pagina, di denunciare e di isolare questi incivili, continueremo a meritarci lo specchio impietoso di degrado che ogni giorno ci viene sbattuto in faccia.