L’idea era quella di rendere la raccolta dei rifiuti più moderna, più controllata e più efficiente. Nella pratica, però, alcuni dei cosiddetti cassonetti intelligenti installati a Foggia stanno mostrando un’altra faccia della medaglia: quella della vulnerabilità agli atti vandalici.
La fotografia che pubblichiamo documenta uno di questi contenitori ormai completamente compromesso. Il display elettronico è stato distrutto, la parte tecnologica risulta assente o gravemente danneggiata e il cassonetto presenta evidenti segni di vandalismo. A questo punto viene spontaneo chiedersi: quanto resta di “intelligente” in un cassonetto ridotto in queste condizioni?
Di fatto, ben poco.
Anzi, viene quasi da definirlo, con una punta di ironia, un cassonetto “deficiente”, perché ha perso proprio quelle caratteristiche tecnologiche che ne giustificavano il costo e la sostituzione dei tradizionali contenitori.
Il problema, però, non è soltanto estetico.
La questione riguarda soprattutto la programmazione amministrativa e l’utilizzo delle risorse pubbliche.
Quando l’Amministrazione comunale ha deciso di puntare sui cassonetti intelligenti, avrà certamente valutato i benefici attesi: controllo degli accessi, miglior gestione dei conferimenti, monitoraggio del servizio e contrasto agli abbandoni indiscriminati dei rifiuti.
Ma è lecito domandarsi se abbia valutato anche l’altra faccia della medaglia.
In una realtà urbana dove purtroppo gli episodi di vandalismo nei confronti dell’arredo urbano non sono affatto rari, era stato previsto che una parte di questi cassonetti sarebbe stata danneggiata nel tempo?
Esiste un piano di manutenzione straordinaria?
Sono state stanziate risorse economiche dedicate alla loro riparazione o sostituzione?
Qual è il costo medio per riportare in funzione un cassonetto intelligente vandalizzato?
E soprattutto: quanti contenitori risultano oggi fuori uso o funzionanti solo parzialmente?
Sono interrogativi tutt’altro che marginali, perché dietro ogni display distrutto, ogni serratura elettronica manomessa o ogni sistema di apertura reso inutilizzabile ci sono inevitabilmente costi che ricadono sulla collettività.
Un cassonetto intelligente ha infatti un valore economico decisamente superiore rispetto a un contenitore tradizionale proprio per la presenza di componenti elettroniche, sistemi di identificazione degli utenti e dispositivi di controllo.
Quando queste tecnologie vengono distrutte, il rischio è che il contenitore continui a svolgere esclusivamente la funzione di semplice raccoglitore di rifiuti, esattamente come quelli che sono stati sostituiti.
Con una differenza sostanziale: è costato molto di più.
Da qui nasce una riflessione che meriterebbe una risposta pubblica da parte dell’Amministrazione comunale.
Non si tratta di mettere in discussione il progetto della raccolta intelligente, ma di capire se sia stato accompagnato da un’adeguata analisi dei rischi.
Ogni investimento pubblico dovrebbe infatti prevedere non solo il costo iniziale dell’acquisto e dell’installazione, ma anche quello della manutenzione, delle riparazioni e dell’eventuale sostituzione in caso di danneggiamenti.
In termini di programmazione economica questo significa prevedere un ciclo di vita dell’investimento e accantonare le risorse necessarie per mantenerlo efficiente nel tempo.
Sarebbe quindi utile conoscere alcuni dati: quanti cassonetti intelligenti sono stati installati in città, quanti risultano oggi danneggiati, quale sia il costo sostenuto finora per le riparazioni e quali somme siano state inserite a bilancio per far fronte a questi interventi negli anni futuri.
Sono informazioni che riguardano direttamente i cittadini, perché si tratta di beni acquistati con denaro pubblico.
L’auspicio è che il Comune possa fornire risposte chiare e trasparenti, anche per comprendere se il sistema stia producendo i risultati attesi oppure se, almeno in alcune zone della città, i continui atti vandalici rischino di trasformare un investimento tecnologico in una semplice sostituzione di vecchi cassonetti con altri molto più costosi ma privati delle loro principali funzioni.
Perché un cassonetto intelligente che non è più in grado di svolgere ciò per cui è stato progettato finisce inevitabilmente per essere soltanto un normale cassonetto. E allora la domanda diventa inevitabile: era stato previsto anche questo quando si è deciso di investire sulla raccolta “intelligente”?